4 – Racconti: Una splendida gionata

Mattina

Chi è?
Ah, è mio padre che rientra e non ha ancora imparato a non sbattere la porta perlomeno di mattina nel week end!
Ma d’altronde penso che dall’età ormai vicina alla pensione in poi si inizi a imparare sempre meno, figuriamoci queste piccolezze.
Ma che ore sono?
Cazzo!
Mi devo ancora abituare che da single si fa tardi e ci si sveglia tardi, anche se a conti fatti si dorme meno.
Solo fino a pochi mesi fa mi sorprendevo di quanto è comunque bello non svegliarsi all’una, in virtù dell’essere andati a letto relativamente presto e godersi così la mattina!
Ma in quel periodo avevo una fidanzata, una casa oltre ad affitto e bollette da pagare.
Quindi meno soldi, più responsabilità e di conseguenza meno baldoria.
Insomma, il solito cane che si morde la coda che regola il mondo!
Vabbè alziamoci anche perchè diventerebbe solo una sofferenza girarsi e rigirarsi nel letto d’ora in poi.
Decisamente necessito di una doccia, causa sempre la nuova vita da single.
Speriamo che in bagno sia caldo, ok non come sotto le coperte, ma il freddo appena alzato potrebbe gravare decisamente troppo sul mio umore.
Diciamo che sarebbe il mio piede sbagliato con cui scendo dal letto!
Il bagno è accettabile!
A parte il solito commento di mio padre sugli orari che caratterizzano le mie giornate, il tragitto di 5 metri, che separa la mia camera dal bagno è andato alla grande.
A dire il vero l’unica mia preoccupazione è il rischio di incappare nelle mille domande che mia madre mi avrebbe fatto!
Persona meravigliosa mia madre, se lo dicono anche le mie ex vorrà dire che è vero, ma ogni tanto un po’ soffocante…
Ah già, il bagno, ottimo, scaldiamo un altro po’ l’ambiente, apriamo la doccia e…
L’acqua sembra che crei uno strato protettivo dove i pensieri rimangono racchiusi e si sviluppano più del normale.
Penso, ragiono, elaboro strategie e organizzo interi settori della mia vita, un po’ come sotto le coperte, dove loro hanno il ruolo dell’acqua, poco prima di dormire o appena svegli quando il sonno ci abbandona definitivamente….
Peccato che poi ci si scontra con la vita reale dove intoppi e casini spuntano come funghi.
Il vapore, il caldo dell’acqua e la voce lontana e ovattata dei miei aggiungono un contorno piacevole al tutto e aumentano la sensazione di distacco dalla realtà.
Tutto ciò riesce però nell’intento di svegliarmi e farmi capire che tanti bei pensieri e propositi vanno messi in pratica e quindi dico addio a quel posto meraviglioso che è la doccia!
Iniziamo col costruire la giornata, partiamo dal quotidiano…
Da tecnologo quale sono non posso esimermi dall’aprire quasi con gesto automatico il PC portatile, il quale giace fermo immobile contro la sua natura sulla mia scrivania.
Forse lo fa per imitare il mio storico pc fisso che dimora a pochi centimetri da lui, o forse perché nel delirio della confusione che regna in camera mia, non avrebbe altro spazio che in quel misero riquadro.
Sì, è da qualche mese che anche io sono un drogato del facialibro e, seppur io l’abbia snobbato per un lungo periodo, non posso negare che se usato nelle dovute maniere sia un valido strumento per fare almeno due chiacchere o organizzare anche una serata piacevole.
Vediamo quanti degli amici on line non sono tra quelli della serie: ti aggiungo giusto perché una volta ci rivolgevamo la parola ogni tanto e adesso non so perché mi hai chiesto l’amicizia.
Ok, per ora è andata male e di Sabato mattina scopro di essere uno tra i pochissimi collegati.
Sarà in virtù del fatto che è l’ora di pranzo e, come suggerisce la parola stessa, la gente mangia.
Già, mangiare, il mio stomaco mi ricorda che questo è uno degli obblighi a cui non ci si può sottrarre e, visto che mi ha sempre fatto piacere rispettare questa legge della natura, mi reco in sala a vedere cosa propone la cucina quest’oggi.
Tra l’altro vado con la sicurezza che, senza ombra di dubbio, il menù sarà come minimo ottimo.
Questo è uno dei vantaggi dell’essere tornato all’ovile e di avere dei genitori che hanno sempre onorato la buona cucina.
Non faccio in tempo a varcare la soglia della camera da letto che un rumore familiare mi riporta subito alla scatolina tecnologica che ho appena attivato.
Torno indietro e vedo la calda e piacevole lucina arancione lampeggiante della chat che mi avverte dell’arrivo di un messaggio!
Sì, ho anche msn, che tra l’altro si apre automaticamente all’avvio del computer.
Sono malato, lo ammetto!
E’ lei! No, non “quella” lei, ma un tesoro di ragazza, Rebecca, detta Kikka, Reby, Reb, Re o come cavolo uno gli va in quel momento.
I soprannomi sono implacabili, dovrebbero mettere una legge che sotto le quattro lettere non si può andare.
Quest’oggi sembra gli vada bene, serata tutto ok e inizio di giornata nel normale.
In effetti fortunatamente nessuno dei due ha casini o scazzi da raccontarsi.
Io e lei facciamo sempre un po’ a gara a chi gliene capita o ne combina di più.
Anche se devo dire che per ora vince quasi sempre lei.
Gli voglio un bene dell’anima, di persone sincere, spontanee, che siano capaci e abbiano voglia di ascoltarti ce ne sono poche. E io contraccambio volentieri.
Tra l’altro mi sta dando un valido supporto nella mia lotta contro i mulini a vento e il mio mulino del momento ha capelli lunghi, una bocca meravigliosa e degli occhi da perdersi!
Un piccolissimo ragno cammina sul bordo del mio computer.
Per niente spaventato o inorridito, lo guardo zampettare avanti e indietro.
Sembra incuriosito e quasi interessato a quello che sto facendo, ride forse delle mie strane zampe con quelle 10 curiose protuberanze che picchiano, chissà perché, su quella superficie nera!
Tra tasti digitati freneticamente, emoticons tra le più svariate, battute, risate e racconti, il tempo passa.
A tirarmi fuori dallo schermo, come una mano gigante che mi afferra per il colletto, ritorna a farsi insistente il mio stomaco aiutato da un fantastico odorino proveniente dalla cucina.
A mettere definitivamente la parola fine a questo esploit di vita virtuale, ci pensa mia madre: “Lu, a mangiare!”
Cazzo, mi abbreviano anche il mio di nome e dire che è corto!
E poi, dai, non da mia madre!
Vabbè…
“Ciao tesoro, a dopo!”
“Baci e buon appetito!”
“Lu”

[Riferimenti a luoghi e persone sono puramente casuali. Nessun animale è stato maltrattato]

Pomeriggio

Come sempre e come prospettavo il pranzo è stato il solito successo!
Pasta al forno, non quella pasticciata, ma in una versione semplificata: tagliatelle con burro, grana e emmenthal, infilate in forno e fatte abbrustolire.
Una ricetta di famiglia, o almeno così penso, che vi assicuro è uno spettacolo!
Di secondo il polletto fatto sempre al forno, d’altronde è inverno, tenuto umido da un goccio di vino e arricchito da spezie.
Di contorno semplice verdura…
Ok, ammetto una certa caduta di stile sul contorno, ma dopo tutto quel ben di Dio due verdurine al naturale non fanno altro che bene.
Concludiamo in bellezza con due pasticcini appena arrivati freschi freschi dal bar-pasticceria sotto casa, tra l’altro uno dei migliori di Bologna.
In questi momenti mi rendo conto quale sia la causa del lievitare dei miei addominali!
Ma sì dai, si fa poi solo una volta alla settimana.
Penso mi avrebbero già ricoverato d’urgenza se un pranzo del genere fosse un’abitudine quotidiana.
Decisamente necessito di un caffé e mentre aspetto che la moca compia il suo dovere mi alzo dalla sedia, più appesantito che stanco, per raggiungere il pacchetto di sigarette, che da qualche parte dovrà pur essere.
Indirizzandomi, con una buona probabilità di successo nella mia ricerca del pacchetto, verso camera mia, mi ricordo che la scatola tecnologica è rimasta accesa, ma noto che nel frattempo non ha prodotto nulla di interessante.
Un’altra cosa che la mia mente coglie è che non ho ancora iniziato a progettare il quotidiano.
Sono le due passate del pomeriggio e tra caffé, sigaretta più chiacchiera con i miei la tabella di marcia si allungherà decisamente .
Questi sono i classici intoppi e imprevisti che poi condizionano gli ottimi piani elaborati in precedenza.
D’altronde non posso esimermi dall’intraprendere un’ottima conversazione davanti a caffé e sigaretta con i miei. Già, nonostante la poca delicatezza con le porte di mio padre e la propensione alla domanda facile di mia madre, devo dire che è un piacere affrontare quasi qualsiasi discorso con loro.
Il quasi è colpa mia.
Quando si entra in certi discorsi che mi riguardano, a volte ammetto di non essere semplicissimo da trattare.
Bravo Lu, il pacchetto di sigarette l’hai nascosto per bene, così da trasformare un’azione semplice in una caccia al tesoro, ma senza indizi.
Sulla scrivania, no.
Sotto alla scrivania, no
Pantaloni della sera prima, no.
Marsupio stile universitario, no, anche perchè è da questa estate che non lo uso.
Giacca? Proviamo…
Tasca sinistra, no,
Destra neanche.
Mantieni la calma che ce la puoi fare!
Taschino alto destro…
Tadààà!
Eccole!
L’accendino?
Non importa, in sala sembra sempre che sia appena inciampato un “wucumprà” e abbia perso tutto il suo carico di Bic!
Passo la successiva mezzora discutendo sui massimi sistemi tra politica, società, automobili e sul perchè due gemelle sconosciute, che sono state una settimana all’Isola dei famosi, adesso stanno in TV e passano giornate a casa del nano malefico.
Che poi io l’Isola dei famosi so a malapena cos’è!
Basta!
Questo cavolo di pomeriggio va risolto, telefono alla mano e organizziamoci!
Non faccio neanche in tempo a trasferire il comando dal cervello al braccio, che mi squilla il cellulare e la vocina metallica da “er finestra” che ti dice chi ti sta chiamando pronuncia il nome: “A-X”
E’ Axel, un mi amico che abita nel palazzo di fianco al mio da una vita come me.
Rispondo con il solito: “Buoooooon giorno! Come andiamo?”
“Tutto bene…”
Lui va sempre bene in effetti!
“… e tu?”
“Sì anch’io”
“Ci sei oggi pomeriggio? Ci becchiamo al bar da Tommy con gli altri?”
“Sì, sì. Perfetto! Ora?”
“Ahh, noi per le sei sotto casa.”
“Dai, alle sei sotto”
“Ok, a dopo. Ciao”
“Bella, a dopo!”
Il classico inatteso, reciterebbe una pubblicità.
Ti crea quella sicurezza che tutto andrà bene e che se anche non è niente di nuovo, si passerà qualche ora piacevolissima.
Axel non è uno da piani stravolgenti, ma trova sempre qualcosa da fare.
Lui si esprime più nelle grandi organizzazioni come i viaggi, da qualche tempo anche esteri.
Anche se sta ancora combattendo sulla sua paura di volare e sull’attaccamento ai piedi, o ruote, per terra!
Bè dai un’oretta ce l’ho ancora tutta da dedicare a…
Cosa?
Ma sì dai, lei! La mia droga del momento, la mia vita virtuale!
Vedo che il popolo degli internauti si è arricchito di piacevoli presenze amiche e dopo aver cancellato le solite richieste e inviti sul faccialibro, mi metto a elargire saluti.
Jak, senza C, è tornato anche lui dal pranzo e dopo una mattinata su e giù per ponteggi, mi comunica che oggi pomeriggio è libero, non ne può più di intonaci e vernici strane per strani interni in strane case di strani ricchi soggetti della strana Bologna bene.
Lui non fa l’imbianchino, non chiamatelo così che si offende, ma il decoratore!
Il suo ramo è nel settore del lusso, diciamo, ovvero si occupa di tutto ciò che può rendere esclusivo il muro di una casa superlusso!
E’ davvero bravo, anche perchè in quel settore o sei il migliore, detto esclusivamente con un accenno di erre moscia, o non ti si fila nessuno.
Io e lu ci siamo conosciuti 10 anni fa quando gli ho dato una mano ad uscire da un periodo di depressione giovanile dovuto a svariati fattori, sì l’amore c’entra quasi sempre in questi casi.
Ahhh l’amore!! Forza che di più grande al mondo non ce n’è e che da estremamente positiva può passare, in 5 minuti, a terribilmente negativa.
Gli comunico il piano per il pomeriggio e lui accetta ben volentieri di presentarsi sull’attenti all’orario pattuito sotto casa mia.
Tornando alla mia parentesi da internauta, noto che i saluti che avevo elargito poco fa, creano il risultato più sperato ma nello stesso tempo forse più temuto e destabilizzante che mi potevo aspettare!
Questa è quella “Lei”, il mio mulino a vento donchisciottesco che vorrei tanto espugnare, Asia.
Nome tra l’altro per me meraviglioso!
Innanzitutto perchè non si può abbreviare, poi per quel non so ché di esotico e forse anche solo perchè è il suo!
Ci salutiamo e ci scambiamo i dovuti convenevoli.
Fin qui tutto ok!
Ma cazzo, tra di noi è sempre tutto ok!
Facciamo sempre ottime chiacchieriate io e lei.
Quando ci si vede ridiamo e ci divertiamo come con pochi altri, io e lei!
Allora perchè ho sempre quella paura di scrivere o, peggio, di aver scritto la cosa sbagliata?
Sarà perchè sono “shhh, cotto immediatamente” come recita il buon vecchio J-Ax!
Vorrei dirgli che oggi sono tutto per Lei, che la porterei ovunque a fare shopping, lo adora.
Che entrerei in qualsiasi negozio con Lei e aspetterei con trepidazione in piedi davanti ad ogni camerino il momento in cui lei esce con un vestito sempre diverso.
Sarei poi pronto a pronunciare, ogni volta con sguardo sempre più estasiato, le parole: “Sei meravigliosa!”
Starei tutto il giorno a parlare con lei e a godere, come un critico davanti al più bel quadro del mondo, di lei che è bellissima!
Le offrirei poi una cena in un fantastico ristorantino del centro dove il cameriere all’ingresso ci prende in consegna cappotti, sporte e sportine, prima di accompagnarci verso il nostro tavolo.
Come richiesto me l’hanno riservato nella parte più intima del locale.
Attraversiamo il vecchio salone ottocentesco ristrutturato con travi a vista, parquet e affreschi.
Salendo tre bassi gradini, passando sotto un arco affrescato arriviamo in un’ampia stanza dove al centro c’è solo il nostro tavolo.
Un finestrone che da su un grande balcone ci mostra le cime delle due torri, con le luminarie natalizie che precipitano verso il basso, spuntare dal tetto del palazzo che ci circonda.
Ordiniamo sapientemente pietanze diverse, così da poter assaggiare un po’ di tutto ma senza esagerare nelle quantità, sai la linea…
Sceglierei un vino rosso, ma leggero, così che lei lo possa assaggiare o, se preferisce, un ottimo bianco.
Finita la meravigliosa cena ci incamminiamo, attraverso una Piazza Maggiore illuminata di un giallo ocra, verso una via D’Azeglio d’altrettanto colore per via delle luci natalizie.
Abbracciata a me strettissima, causa il freddo dicembrino, si fermerebbe all’improvviso.
Mi guarderebbe poi dicendomi: “Grazie mille, sono stata troppo bene stasera! Sei un ragazzo meraviglioso e mi hai fatto sentire la donna più importante dell’universo”.
Senza ne se ne ma, si aggrapperebbe al mio collo, io la sosterrei abbracciandola e ci baceremmo per un periodo infinito mentre il tempo si annulla!
Finito l’idillio ci dirigiamo verso il civico 37/b dove al Tony’s Bar gli altri della crew ci aspettano per una serata fantastica a scatenarci sul dancefloor del Soul Center.
Dai, siamo giovani anche noi!
Ci sta dopo una super giornata romantica andare a scatenarsi un po’!
Poi figurati, lei adora ballare e io farlo insieme a lei!
Puff!
La bolla de sapone esplode e con lei sparisce quel mondo fantastico.
La discussione continua, mi sta raccontando dell’ottima serata che ha trascorso con amici.
Ascolto, anzi, leggo e gelosamente invidio quelle persone che le sono state accanto ieri e che di sicuro non hanno apprezzato e goduto della sua presenza come lo avrei fatto io.
Vabbè, dai Lu, non esagerare, adesso non è che sei l’unico al mondo che ha piacere e il diritto di stare con lei, ma d’altronde quella grande forza di cui parlavo prima gioca brutti scherzi soprattutto in casi quando il sentimento è unidirezionale.
In effetti non ho la più pallida idea se lei corrisponde questo mio sentimento nei suoi confronti.
La Reby mi dice sempre: “Vai, buttati! Al massimo ti dice di no!”
Ma non ho mai avuto il coraggio.
Noto che l’organizzazione per il pomeriggio mi lascia un buco di qualche ora per poter fare qualcosa e penso che mi dedicherò a uno dei mei passatempi preferiti: la visita delle mie amiche che lavorano in centro.
Questo mio passatempo unisce due tra le cose che preferisco fare: starmene da solo a zonzo per la città e fare due chiacchere in piacevole compagnia con qualche amica.
Io dico sempre che come si chiacchiera con le donne non si chiacchiera con nessuno!
E poi si impara talmente tanto sull’universo femminile, che a un ragazzo single non può far che bene.
Tra l’altro se ho bisogno anche di fare compere, un occhio femminile è impagabile e decisamente fondamentale nel mio caso.
Nel frattempo continuo la chattata con Asia ma decido che chiuderò io la discussione questa volta e non rimarrò lì finche sfinita o finita, nel senso delle idee, lei mi saluti.
Sempre più bravo Lu! Fai l’uomo e fatti desiderare!
La saluto e dopo baci, bacini e baciotti, chiudo la scatola tecnologica.
Mi vesto bello comodo che per me vuol dire con 2-3 taglie in più.
Jeans della Killer, ce li ho da una vita ma non fanno una piega, felpa azzurra della Fubu, 57 Euro occasione a prezzo outlet (sticazzi), le mie inseparabili adidas, sono il terzo paio uguale che compro cambiando solo colore alle strips, giaccone, quello che uso anche sullo snow ma che sembra una giacca normale, infilo tutto quello che mi serve dal portafoglio alle chiavi in tasche e taschini e via verso middle town, il centro!
L’unico problema dell’arrivare in centro il Sabato pomeriggio è prendere l’autobus, una calca di persone ch si trasformano in bestie da macello ammassate nella stiva di un trasporto merci.
Sbuffano, a volte puzzano, si muovono incontrollatamente, sostano dove non devono sostare e decidono sempre costantemente di scendere all’ultimo momento facendosi largo a gomitate per guadagnare l’uscita!
Ma purtroppo i mezzi pubblici sono l’unica soluzione per espugnare la piazza nel week end!
In macchina perderei ore a cercar parcheggio per ritrovarmi comunque a chilometri dalla meta.
Gioie e dolori dei mezzi pubblici.
Arrivato in strada mi accorgo piacevolmente che la temperatura non è affatto propria della stagione invernale e con grande piacere fermo a metà strada la mano che stava chiudendo la lampo del giaccone fin sotto al mento.
Litigo per qualche secondo con le cuffie dell’Ipod finché non riesco a srotolare il cavo e a inserire gli auricolari, che come al solito faticano a trovar posto nel padiglione auricolare.
Ormai arrivato già in fondo alla mia via, riesco finalmente ad accendere la piccola discoteca portatile e…
Tutta all’improvviso mi arriva addosso come un treno la consapevolezza che, prima di schiacciare play, bisogna sempre controllare il volume e un urlo da sirena portuale della Beyoncé mi trapana le orecchie, cervello e cervelletto.
Bisogna avere anche un po’ di sfiga però, potevo capitare al massimo in un “shake ya ass” del Busta?
Con prontezza di riflessi porto il volume a un livello sopportabile e mi incammino verso la fermata del bus.
Già il mio “Pod” è per la maggior parte impegnato da musica Hip-hop.
Non che sia l’unico genere presente, io adoro ascoltare di tutto, ma la mia passione è lì.
La musica mi isola dal mondo circostante a volte talmente tanto da ritrovarmi ad accennare passi di danza senza ricordarmi che al mondo, soprattutto poi a Bologna, non sono solo.
Questo isolamento però fa scorrere, come un video mandato avanti veloce, il tragitto fino alla piazza, facendomi così notare poco gli aspetti da mandria incontrollata e inscatolata dell’essere umano in autobus.
Arrivo con somma gioia in centro, scendo sul marciapiede della fermata e mi aspetto quasi che il mio Pod cambi improvvisamente la colonna sonora di quel momento in una marcia trionfale di conquista.
Vengo invece colto di sorpresa da una mole che piomba sulla mia schiena come se fosse stata scagliata di peso.
Mi giro all’istante e scopro che un ragazzino a malapena quindicenne, con metà capelli sparati in aria e metà appiccicati alla fronte, sta scendendo i gradini voltato all’indietro mentre scherza e ride con i suoi amichetti del cazzo che lo spingono in avanti.
Ma razza di cretini mononeuronici che non siete altro, riuscite a collegare che: primo, le scale si scendono guardando in avanti soprattutto se sei su un autobus con miliardi di persone; secondo, ma che cazzo spingete uno giù per i gradini quando davanti a voi si stagliano altrettanti miliardi di persone e terzo, la parola scusa sapete almeno a che lingua appartenga?
Decisamente l’unica risposta possibile a queste domande è NO!
Li mando quindi sonoramente a fanculo aiutato inaspettatamente da una vecchietta armata di bastone e borsetta e da un distinto signore che li ragguaglia su quali sarebbero le buone maniere e la dovuta educazione.
Ma visto che oltre al cervello di disabilitato dalla nascita devono avere anche le orecchie, se ne vanno bofonchiando strane parole in una lingua ai più incomprensibile.
Rimango esterrefatto e basito.
Io alla loro età sarei stato male e avrei girato con la vergogna in faccia per tutto il pomeriggio se mi fosse capitata una cosa del genere!
A 27 anni mi sento vecchio e ormai “di un’altra generazione” …
Passo almeno tre secondi con la gocciolona stile manga sulla testa, schiaccio con fare rallentato play e una “Break your neck” mi riporta istantaneamente al mio obbiettivo primario di quel pomeriggio come se nulla fosse accaduto.

Cos’è quel formicolio alla schiena?
Bohhh….

M’incammino sotto al portico del Pavaglione e mi infilo in via Cartolerie per quel dedalo di vicoli e viuzze che costituiscono il mercato del centro.
Oltre ai vari negozi di vestiario, quelli che più mi colpiscono sono i piccoli banchetti con i loro minuscoli retrobottega, scavati nelle mura dei palazzi antichi, che espongono frutta e verdura dall’aspetto incredibile.
Melograni rosso fuoco, cachi lucidi e perfetti come fossero finti, ciliegie color sangue gonfie come palloni e ortaggi di ogni genere che appaiono come appena usciti da una gara di contadini in un film di un regista con molta fantasia.
Inutile dire che le dimensioni di ogni singolo prodotto esposto siano a dir poco enormi.
Nel giro di pochi metri l’uno dall’altro si trovano due negozi di vestiario, dove lavorano due mie amiche che non si conoscono e sono una l’opposto dell’altra.
La prima sempre carica, l’altra quasi sempre in scazzo ma tutte e due dei tesori.
Con entrambe scambio poche veloci parole.
Di Sabato tempo per fermarsi chi lavora in negozio proprio non ce l’ha, poverine!
Mi riporto in Piazza Maggiore, di cui ne rimango ogni volta colpito dalla maestosità e fascino.
Attraversandola sento un ritmo discotecaro farsi sempre più forte.
E’ un rumore decisamente insolito, nonché anacronistico, sia per quel luogo che per questo periodo dell’anno, in cui si è di solito abituati a scampanellii e melodie molto più dolci.
Girando in Piazza Nettuno vedo una ressa accalcata in un angolo; al centro l’inconfondibile motociclo affiancato dalla bionda chioma fluente del mitico Beppe Maniglia.
Il Beppe sta incitando la folla come un DJ, pubblicizzando la sua discoteca gratis dove tutti possono partecipare, grandi e piccini.
Ma il Beppe si è ammattito del tutto? Che gli è preso?
Si è trasformato, da un rocker scoppia borse dell’acqua calda, in un DJ dei più squallidi?
Poveretto, la campagna elettorale gli deve aver dato alla testa.
Già, si vuole candidare, o così sembra, a sindaco di Bologna.
Decisamente è andato del tutto!
Ovviamente non balla nessuno, anche perché con questo freddo vorrei vedere.
Mi chiedo allora io: cosa cavolo ci stanno a fare quelle persone lì intorno?
Proseguo come nulla fosse nella consapevolezza che, se anche stessi lì giorni, non riuscirei comunque a darmi una risposta.
So già che la prossima meta sarà, con ogni probabilità, il posto dove terminerò il mio pellegrinare prima di incontrarmi con Ax.
Ax!
Lui e per altro anche Jak, sono rimasti che ci dobbiamo trovare sotto casa, mentre io sono già in centro!
Cazzo Lu, la tua solita abituine del “fai pure quello che ti pare, poi tanto ci si mette rimedio”
Ovviamente li chiamo e li informo di raggiungermi tutti e due da… ma sì dai dalla Meg, che di sicuro ha piacere nel vederli e nell’avere un po’ di gente che la va a trovare.
No, no, non è una qualche zia anziana e sola da andare a trovare nel week end, ma una nostra amica che lavora alla cassa del più grande parrucchiere di Bologna!
A dire il vero è il suo, cioè di suo padre. Un mito per alcuni di noi.
Mi ricordo quando lui si comprò l’Harley verde acqua, il primo scuterone mai prodotto e chiamò il suo cane Filippo, mentre tutti li chiamavano ancora Fuffy, Bobby, Ciappy o Briciola!
Insomma è sempre stato uno molto avanti e lo è ancora tutt’oggi!
Proseguo per Via Ugo Bassi, arrivo ad un enorme portone e suono il campanello del negozio.
Mi immagino la Meg che, appollaiata sul suo sgabello, con fare indifferente porta la mano, senza neppure girarsi, al videocitofono che sta alle sue spalle e con precisione chirurgica centra il “tiro”.
Sì, noi a Bologna usiamo la parola “tiro” per indicare il pulsante che apre la porta.
Lo scriviamo anche sul cartellino che sta nella pulsantiera!
Che poi come si dovrebbe in altro modo chiamare?
“Pulsante che apre la porta”?
“Schiacciate e si aprirà la porta”?
“Premete qui e state un po’ a vedere cosa accade”?
Mah…
Entro nell’enorme androne del palazzo, salgo tre gradini, apro un’altra porta che da alla rampa delle scale, ne salgo altri 10, giro a destra, altri 5, ancora a destra circumnavigando il vano ascensore, poi a sinistra e mi ritrovo davanti alla porta in vetro dalla quale riconosco la bionda appollaiata sullo sgabello, è la Meg.
Mi vede e cambia espressione dall’indifferente annoiata a piacevole sorpresa inattesa.
Mi saluta con un ciao decisamente tenuto lungo e mi sorride in tutto il suo blondie style.
A questo punto gli faccio sempre una gag, stupida, ma ormai è routine e comunque lei ride sempre.
Mi tolgo, prima che mi veda, il cappello bianco nuovo.
Entro, soliti convenevoli, poi gli dico:
“Guarda, ti faccio vedere una cosa”
Mi abbasso di scatto dietro al bancone, già me la immagino occhi al cielo e sorriso stampato, mi infilo il cappello e:
“Tadaaaa!!!! Ti piace il mio cappello nuovo?”
Non col massimo della convinzione, forse dovuta dalla stanchezza, mi dice:
“Sì… bello! È bianco!”
“Come bianco?!?!?!?!?! Nooooo!!! L’avevo comprato verde!!! E adesso??”
Ok è una cagata, ma fatta con l’espressione giusta tra il sorpreso e il terrorizzato, riesco a farla ridere lo stesso.
Missione compiuta anche questa volta.
Gli chiedo come sta e ho la conferma:
“Sono a pezzi!”
“Strano!”
“Sì, ieri sera non ho fatto niente di che, sono stata in casa, ho guardato un film, ma tra una cosa e un’altra sono andata a letto alle 3.”
Non indago oltre, sorrido e gli do un bacino.
Non l’avevo ancora fatto e mi sembrava maleducazione.
Mi tolgo il giubbotto, saluto suo padre, il mito, con cui faccio due chiacchiere, il fratello, tamarro, ma con molto stile, poi è giovane ha tutto il tempo, come dico sempre con lei! Per cosa poi…?
Torno dalla Meg e ci mettiamo a parlare, di tutto: news, pettegolezzi, come va, come non va, casini, gioie e dolori della vita da ventisettenni emotivi, casinari, casinisti e incasinati come noi.
Siamo molto simili io e lei.
Sarà che siamo nati una settimana di distanza l’uno dall’altra sotto il segno del Sagittario?
A volte ho l’idea che qualcuno lassù si sia chiesto, esattamente una settimana dopo che sono nato io, come, tutto il casino che mi hanno messo dentro la testa, si sarebbe evoluto nella mente di una donna e anno provato con lei.
Poverina, ho un vago senso di colpa per questo.
Il negozio è come è sempre stato: meraviglioso.
L’ultima volta che l’ho visto, anni fa, era tutto dipinto e graffittato, mentre adesso ha tutte le pareti bianche con disegni e frasi in nero, molto meno appariscente ma con più stile!
Tra clienti che vanno e clienti che arrivano, i più giovani spesso con un seguito di amici che gli devono tener compagnia durante l’attesa neanche si stessero laureando, arrivano le sei e se non fosse per il videocitofono con stampate le facce di Ax e Jak, non ce ne saremmo neanche accorti.
Salgono.
Ci si saluta, la Meg è talmente contenta che è sull’orlo delle lacrime, avere tutti quegl’amici che la vanno a trovare al lavoro deve essere una cosa speciale.
Forse non sa della pericolosità di avere tre elementi del genere insieme nello stesso posto.
Come previsto infatti, nel giro di pochi minuti ci impossessiamo del negozio!

To be continued

[Repeat another time: riferimenti a luoghi o persone sono puramente casuali. In effetti qualche animale è stato maltrattato, il pollo!]

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